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Non ci fermeremo fino a quando non avremo il risarcimento dei danni e la messa in sicurezza del territorio

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lunedì 6 gennaio 2014

Sala Baganza. A 2 anni e mezzo dall’alluvione, i fondi per la sicurezza dei fiumi

Pubblicato su Parma Quotidiano (leggi articolo originale)

In arrivo 400mila euro per un progetto di messa in sicurezza del territorio nel Comune di Sala Baganza. Un piano di prevenzione del dissesto idrogeologico, assai atteso dopo la tragica esondazione del rio Ginestra e del torrente Scodogna nel 2011, che causò la morte di un anziano intrappolato nel garage di casa e danni per quasi 8 milioni di euro.

Il finanziamento per Sala Baganza rientra in una serie di lavori in tutta l’Emilia-Romagna per circa 2,3 milioni di euro, distribuiti su sei progetti di prevenzione del dissesto idrogeologico, risultato della firma del secondo Atto integrativo all’Accordo di programma del 3 novembre 2010 tra il ministero dell’Ambiente e la Regione, apposta alla vigilia di Natale da parte del ministro Andrea Orlando e dal presidente Vasco Errani.
Le risorse sono state rese disponibili in seguito ai risparmi conseguiti su opere già concluse e previste nei Programmi approvati dalla Regione tra il 1998 e il 2008: economie che hanno consentito all’assessorato regionale alla Sicurezza territoriale di avanzare al ministero la richiesta di destinare tali fondi a nuovi interventi di mitigazione del rischio.
“Con questo atto integrativo si rendono disponibili ulteriori risorse su un tema strategico come quella dell’ambiente e dell’assetto del territorio, in aggiunta ai finanziamenti già contemplati – ha commentato il governatore Errani -. Con il ministro Orlando è stato condotto un ottimo lavoro di squadra”.
“In un periodo così difficile per il reperimento di risorse economiche ho posto il tema del dissesto idrogeologico come priorità del mio ministero e dell’intero Governo – ha dichiarato il ministro Orlando -. Gli interventi per contrastare il dissesto idrogeologico sono la più grande opera pubblica da realizzare. Non affrontare questo problema significherebbe accumulare un debito futuro”.
Oltre a Sala, saranno finanziati due interventi in provincia di Bologna (San Lazzaro di Savena e Lizzano in Belvedere) per un totale di 950mila euro e uno ciascuno a Reggio Emilia (Ligonchio, 400 mila euro), Ravenna (Casola Val Senio, oltre 197 mila euro) e Rimini (Verucchio, 350 mila euro).
“Si tratta di un risultato frutto di un’attività preziosa, per nulla scontata e condotta in tempi rapidi, grazie alla quale si potranno effettuare ulteriori investimenti per la cura del territorio e delle comunità”, ha aggiunto l’assessore regionale alla Difesa del suolo e della costa Paola Gazzolo.

mercoledì 27 novembre 2013

Realacci: Rispetto per i morti è anche lavorare per evitarne altri

 Pubblicato su greenreport (leggi articolo originale)

La commissione Ambiente della Camera ha sentito oggi in audizione il capo del dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, in merito all’alluvione che ha colpito nei giorni scorsi la Sardegna. Il prefetto ha introdotto dicendo che le questioni principali riguardanti la tragedia vissuta in Sardegna sono sostanzialmente tre: la prima è inerente il governo dissennato del territorio, che è stato violato tra abusivismi, condoni e tombamenti di corsi d’acqua. La seconda questione riguarda l’eccezionalità dell’evento: in 12-15 ore sono caduti 467 mm di pioggia quanti ne cadono in 6 mesi. La terza questione è invece attinente alle polemiche definite “becere” sul sistema di allerta della Protezione civile, con l’esercizio dello scarico di responsabilità o del “tutti colpevoli, nessuno colpevole”. Nell’occasione Gabrielli ha rispiegato come funzione il sistema di Protezione civile che come stabilito dalla riforma del titolo V della Costituzione è materia concorrente con responsabilità dello stato e degli enti locali. Nello specifico il Capo della Protezione civile ha ricordato la filiera di responsabilità del sistema di allerta e ha fatto riferimento alla direttiva del 2004 che non tutte le istituzioni locali stanno rispettando. «Considero criminale che si consenta l’abitabilità dei seminterrati, soprattutto in zone a rischio esondazione: questi sono i presupposti che ci portano a raccattare morti in giro per l’Italia», ha sottolineato Gabrielli che poi ha annunciato che la Protezione Civile renderà pubblici gli “avvisi di criticità”, ossia le allerta inviate ogni giorno alle Regioni.
Sul tema dei finanziamenti, Gabrielli ha sottolineato come molto spesso la mancanza di interventi per la messa in sicurezza del dissesto idrogeologico non sia un problema di risorse. «Ho verificato quanti miliardi sono stati imputati a progetti. Tra fondi comunitari, fondi ex Fas, fondi di coesione e fondi regionali sono 2 miliardi e mezzo, dei quali sono stati spesi 400 milioni – ha spiegato Gabrielli – inoltre dei 600 milioni del fondo Apq (Accordo di programma quadro sul dissesto idrogeologico), abbiamo visto che ci sono Regioni che hanno speso lo 0,1%, molto probabilmente il compenso al commissario che doveva fare qualcosa e non ha fatto». Il Capo della Protezione civile ha poi ricordato che, anche se l’Italia diventasse un paese virtuoso a partire da oggi, per la messa in sicurezza del territorio «occorreranno anni ed anni», sia per un problema di meccanismi di spesa sia per i tempi tecnici di progettazione e realizzazione delle opere. In sintonia con Gabrielli si è trovato il presidente della commissione Ambiente territorio e lavori pubblici della Camera, Ermete Realacci: «Chiara e puntuale la relazione del Prefetto Gabrielli, sull’alluvione e le criticità idrogeologiche che hanno tragicamente colpito la Sardegna. Un dramma figlio sì di un evento climatico straordinario, ma anche della cattiva gestione del territorio, dell’abuso nel consumo di suolo, delle carenze di pianificazione e della mancanza di una diffusa cultura della protezione civile. Carenze che hanno scatenato polemiche poco fondate sul nostro sistema di previsione e allertamento, polemiche che rappresentano in realtà una foglia di fico delle inefficienze nazionali. Al di là del grave e noto fatto che varie Regioni, tra cui la Sardegna, non hanno Centri funzionali decentrati (Cfd) pienamente funzionanti, infatti, il nostro sistema di previsione e allertamento è efficiente ma non basta l’allerta: servono anche piani di emergenza da applicare sul territorio».
Realacci si è trovato d’accordo anche su alcuni passaggi “forti” della relazione del prefetto:  «D’accordo con Gabrielli: rispetto per i morti è anche lavorare per evitarne altri. Non è accettabile che ci siano persone che muoiono perché si trovano in macchina, o in un seminterrato, mentre è in corso un evento alluvionale. Per evitare di piangere altre vittime innocenti bisogna mettere in atto serie e coerenti politiche di prevenzione e messa in sicurezza del nostro fragile territorio. Necessario anche, come chiede una risoluzione di cui sono primo firmatario approvata all’unanimità da questa Commissione, stanziare già dalla Legge di Stabilità 500 milioni annui per la difesa del suolo e rivedere il Patto di Stabilità interno per consentire così agli Enti Locali che hanno risorse di investirle in interventi di prevenzione e manutenzione del territorio e di contrasto al dissesto idrogeologico. Ma serve un passo ulteriore: come proposto dal prefetto Gabrielli serve un patto sociale tra istituzioni e cittadini sui temi della protezione civile».

domenica 24 marzo 2013

Alluvione 2010, per il Veneto 30 milioni per la messa in sicurezza

Pubblicato su Padovaoggi (vedi articolo originale)

Si tratta di fondi attesi da tempo in Veneto e che sono stati sbloccati ieri con due decreti firmati dall'ancora in carica presidente del consiglio Mario Monti. "Daremo una consistente accelerazione agli interventi necessari - ha commentato soddisfatto il governatore della Regione Luca Zaia - Abbiamo ben chiaro che cosa serve e, come accaduto in passato, lavoreremo con celerità e la massima attenzione affinchè ogni euro sia speso al meglio e al più presto”.
Alluvione 2010, per il Veneto sbloccati 30milioni per la messa in sicurezza
“Attendiamo di verificare nei particolari i contenuti dei due decreti – ha aggiunto Zaia – ma per il Veneto si tratta di circa 42 milioni per il 2012 e di circa 30 milioni per il 2010, che useremo per mettere in sicurezza il territorio e rispondere il più possibile alle ferite ancora aperte”. Per quanto riguarda i fondi relativi al 2012, potranno essere destinati ad esempio a varie aree colpite, come il vicentino, il bellunese e le coste adriatiche, sulle quali gli arenili subirono gravi danni a causa delle mareggiate.


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Alluvione 2010, per il Veneto sbloccati 30milioni per la messa in sicurezza



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