Pubblicato su Adnkronos (vedi articolo originale)
Chicago, 18 apr. (Adnkronos) - Strade chiuse, voli cancellati e gravi
danni agli edifici: e' il bilancio dei disastri provocati dall'alluvione
che si e' abbattuta oggi a Chicago. Questa mattina, riporta il Chicago
Tribune, a causa delle piogge sono stati chiusi temporaneamente alcuni
tratti delle autostrade Edens, Eisenhower e Kennedy, mentre altri forti
temporali si stavano spostando verso la parte centrale della citta'. In
alcune zone l'acqua ha raggiunto addirittura i tetti delle macchine, e
un uomo, che si presume fosse in stato di ebrezza, e' stato fermato
dagli agenti perche' continuava a guidare l'auto nonostante fosse
sommersa dall'acqua.
Visualizzazione post con etichetta Notizie dal Mondo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Notizie dal Mondo. Mostra tutti i post
venerdì 19 aprile 2013
venerdì 12 aprile 2013
Una settimana fa l'alluvione a Buenos Aires: non dimentichiamoci delle vittime e diamo solidarietà concreta agli alluvionati
Pubblicato su Politicamentecorretto.com (vedi articolo originale)
Pubblichiamo l’appello che l’On. Fabio Porta ha fatto alle autorità italiane e al mondo politico e associativo affinchè intervengano per dare concreta solidarietà agli alluvionati di Buenos Aires.
Pubblichiamo l’appello che l’On. Fabio Porta ha fatto alle autorità italiane e al mondo politico e associativo affinchè intervengano per dare concreta solidarietà agli alluvionati di Buenos Aires.
“Ad
una settimana di distanza dalla tragica alluvione che ha colpito
l’Argentina, e in particolare le città di Buenos Aires e La Plata, mi
corre l’obbligo di rilanciare l’appello, già trasmesso all’indomani
della tragedia alle nostre autorità diplomatiche e a tutta la società
civile e politica in generale”
“Si tratta ancora
una volta di una tragedia naturale aggravata e resa possibile dalle
pesanti responsabilità dell’uomo, sempre più spesso incurante delle
necessarie attenzioni e precauzioni che esige il territorio, soprattutto
quello urbano”.
“E così oggi l’Argentina, come il
Brasile o l’Italia pochi mesi fa, assiste attonita ad una delle
maggiori sciagure degli ultimi anni: oltre cinquanta morti un alcune
delle città più ‘italiane’ al mondo, soprattutto La Plata, oggi in
ginocchio a causa di quanto successo nel corso della notte tra martedì e
mercoledì scorso”.
“Al Ministero degli Esteri e
alla nostra rete diplomatico-consolare in Argentina voglio sollecitare
il massimo di attenzione e disponibilità verso la popolazione colpita
dall’alluvione, come anche di attivare tutti i canali possibili per
sollecitare la giusta e possibile solidarietà proveniente dall’Italia”.
“Voglio
infine esprimere il cordoglio mio personale e del gruppo parlamentare
del Partito Democratico alle famiglie delle vittime e a tutta la
comunità italiana e argentina di Buenos Aires, La Plata e di tutte le
altre zone interessate dalla tragedia”.
Camera dei Deputati
Palazzo Marini II
P.zza San Claudio,166-00187 Roma
Tel. +39.06.6760.5801
Fax: +39.06.6760.5832
Fax: +39.06.6760.5832
E-mail: porta_f@camera.it
domenica 31 marzo 2013
Paura alle Mauriutius. Bomba d'acqua sulla capitale. 10 morti
Pubblicato su Leggo.it (vedi articolo originale)
PORT LOUIS - I testimoni l'hanno definita "bomba d'acqua", riferendosi all'inondazioni che hanno colpito Port Louis, capitale delle Mauritius, uccidendo dieci persone. I corpi di sei vittime sono stati ritrovati in un tunnel pedonale nel centro di Port-Louis, un altro è stato rinvenuto in un giardino e altri due in un parcheggio sotterraneo. Infine, un'altra persona è deceduta per un attacco di cuore durante l'inondazione.
NESSUN ITALIANO COINVOLTO Non risultano italiani coinvolti nelle piogge torrenziali che hanno colpito le Mauritius causando inondazioni e una decina di vittime. È quanto riferiscono fonti della Farnesina interpellate sulla situazione nell'arcipelago, meta di molti turisti durante le feste pasquali. Secondo quanto riferito dal console onorario d'Italia - sottolineano le stesse fonti - le inondazioni hanno colpito prevalentemente la capitale, senza provocare problemi nelle zone turistiche, e al momento non ci sono coinvolgimenti di connazionali.
PORT LOUIS - I testimoni l'hanno definita "bomba d'acqua", riferendosi all'inondazioni che hanno colpito Port Louis, capitale delle Mauritius, uccidendo dieci persone. I corpi di sei vittime sono stati ritrovati in un tunnel pedonale nel centro di Port-Louis, un altro è stato rinvenuto in un giardino e altri due in un parcheggio sotterraneo. Infine, un'altra persona è deceduta per un attacco di cuore durante l'inondazione.
NESSUN ITALIANO COINVOLTO Non risultano italiani coinvolti nelle piogge torrenziali che hanno colpito le Mauritius causando inondazioni e una decina di vittime. È quanto riferiscono fonti della Farnesina interpellate sulla situazione nell'arcipelago, meta di molti turisti durante le feste pasquali. Secondo quanto riferito dal console onorario d'Italia - sottolineano le stesse fonti - le inondazioni hanno colpito prevalentemente la capitale, senza provocare problemi nelle zone turistiche, e al momento non ci sono coinvolgimenti di connazionali.
giovedì 28 marzo 2013
Dissesto idrogeologico e incuria, morte in Brasile
Pubblicato su L'indro (vedi articolo originale)
Una settimana fa, nella zona collinare dello Stato di Rio de Janeiro c'era l'inferno: un fiume di fango è calato sulla cittadina di Petrópolis, provocando la morte di 33 persone, e oltre mille sfollati. Uno scenario poco diverso rispetto alla catastrofe ancor più tragica del gennaio 2011, che colpì questa stessa area geologicamente sensibile, e in particolare il centro abitato di Teresópolis. All'epoca, una frana causata da precipitazioni record originò il disastro naturale più grave (in termini di vite umane) che abbia mai colpito il Brasile, provocando la morte di circa novecento persone, e oltre trecento dispersi.
Una settimana fa, nella zona collinare dello Stato di Rio de Janeiro c'era l'inferno: un fiume di fango è calato sulla cittadina di Petrópolis, provocando la morte di 33 persone, e oltre mille sfollati. Uno scenario poco diverso rispetto alla catastrofe ancor più tragica del gennaio 2011, che colpì questa stessa area geologicamente sensibile, e in particolare il centro abitato di Teresópolis. All'epoca, una frana causata da precipitazioni record originò il disastro naturale più grave (in termini di vite umane) che abbia mai colpito il Brasile, provocando la morte di circa novecento persone, e oltre trecento dispersi.
giovedì 14 marzo 2013
In Brasile progetto Made in Italy contro 'bombe d'acqua'
ROMA - Lo stato di Rio de Janeiro ha scelto un progetto italiano per
combattere le inondazioni: e' il progetto FLASH (Flood and LAndSlide
Hazard forecasting, warning and response system) che nasce dalla
cooperazione tra l'INEA e il Ministero dell'Ambiente italiano.
martedì 12 marzo 2013
Alluvione a Guayaquil (Ecuador): 8 morti
Forte maltempo, accompagnato da piogge torrenziali hanno flagellato la città di Guayaquil, la città più popolata dell’Ecuador, capoluogo della provincia del Guayas e del Cantone di Guayaquil.
Le strade della città si sono trasformate in veri e propri fiumi, provocando ingenti danni e causando la morte di 8 persone.
Ecco il video che testimonia la gravità della situazione.
Fonte
giovedì 7 marzo 2013
Perù: ad Hipolito una grave alluvione
E’ di questi giorni l’alluvione che ha colpito la comunità amazzonica di Hipolito Unanue (Perù): l’alluvione, causata dall’esondazione dei fiumi amazzonici, è la più grave degli ultimi 5 anni e mette in serio pericolo oltre 1000 abitanti della comunità.
La quantità d’acqua che dal Rio delle
Amazzoni e dai suoi affluenti si sta riversando nei villaggi per le
pioggie incessanti ha già superato i livelli storici.
Particolarmente coinvolta la parte sud del Perù.
Più di 50.000 le persone colpite dalle piogge torrenziali,
associate ad una stagione che ben presto entrerà gradualmente nel vivo.
Maggiormente colpita la parte sud-occidentale del Paese, in particolar
modo le regioni di Arequipa e Ica, alle prese con nubifragi e frane.Almeno sei risultano le vittime al momento accertate, ma non è escluso che il numero tenda ulteriormente a salire. Secondo le autorità locali le piogge e le inondazioni hanno colpito più di 30.000 persone solo a Ica, con migliaia di edifici che sono stati completamente distrutti.
Diversi tratti di strada sono stati distrutti a causa delle frane e nelle zone alluvionate è stato dichiarato lo stato di emergenza. Il primo ministro ha visitato le zone maggiormente colpite e molto probabilmente il governo fornirà degli aiuti a quelle persone che si trovano al momento in difficoltà dopo questa fase di intenso maltempo.
lunedì 4 marzo 2013
Pakistan. Ricostruita la scuola distrutta dall'alluvione
Ospiterà 300 bambine. L'opera è stata realizzata grazie all'impegno di
immigrati pakistani e italiani in Valsabbia, col contributo di una
cordata di associazioni.
giovedì 28 febbraio 2013
Tremenda alluvione in Macedonia. 1 vittima
Quattro giorni di piogge torrenziali hanno causato diffusi
allagamenti e il grave danneggiamento di due tra le più importanti dighe
del Paese. Una presenta una crepa di circa 20 m di lunghezza e
preoccupa le autorità locali, tant'è che sono state evacuate circa un
migliaio di persone.
Centinaia le case danneggiate, soprattutto nel nord-est del paese. Secondo le agenzie di stampa, un 51-enne residente nel villaggio di Cvetisnica sarebbe annegato mentre cercava di attraversare il fiume in piena. Anche se le condizioni del tempo migliorano, i fiumi rimangono oltre i livelli di guardia.
Centinaia le case danneggiate, soprattutto nel nord-est del paese. Secondo le agenzie di stampa, un 51-enne residente nel villaggio di Cvetisnica sarebbe annegato mentre cercava di attraversare il fiume in piena. Anche se le condizioni del tempo migliorano, i fiumi rimangono oltre i livelli di guardia.
Ivan Gaddari
Fonte Meteo Giornale
sabato 23 febbraio 2013
Mozambico: dopo l’alluvione serve la ricostruzione
La notizia non è di quelle che fanno facilmente breccia nei media, ma il Mozambico è stato colpito nelle ultime settimane dal Ciclone Eline e da piogge torrenziali
che hanno causato diverse vittime e costretto all’evacuazione migliaia
di persone. Le infrastrutture e la rete stradale hanno subito gravi
danni e intere famiglie sono state costrette a cercare rifugio per
giorni sui tetti delle proprie case o sugli alberi. La situazione è più
difficile nelle regioni attraversate dal Limpopo, dall’Incomáti, dal
Save, dal Púnguè e dallo Zambesi, ovvero i grandi fiumi che attraversano
il Mozambico centrale e meridionale, in parte gonfiati per l’apertura
delle paratie di alcune dighe.
“In particolare il fiume Limpopo, che scorre dal Sud Africa, ha straripato i primi di febbraio, dopo diversi giorni di forti piogge, allagando la provincia di Gaza, la più colpita di tutto il Paese. Oltre 140.000 persone sono già state sfollate dalle loro case e si contano un numero ancora imprecisato di morti e dispersi” ha raccontato un’equipe di Medici Senza Frontiere (Msf) che dal 25 gennaio scorso cerca di rispondere all’emergenza nella città di Chokwe, a 225 chilometri a nord della capitale Maputo. Qui in alcune zone, la città si trovava sotto a un metro e mezzo d’acqua, case ed edifici sono crollati e in alcuni luoghi l’impianto elettrico è andato distrutto. “Abbiamo allestito un centro di salute all’interno del complesso del Carmelo Hospital, l’unica struttura sanitaria ancora funzionante. In due giorni, le nostre équipe hanno già effettuato 400 visite mediche. Stiamo curando persone che sono rimaste ferite durante l’inondazione e ci assicuriamo anche che i pazienti affetti da Hiv e Tubercolosi prendano le loro medicine e non interrompano la terapia” ha spiegato Lucas Molfino, coordinatore medico di Msf in Mozambico.
La provincia di Gaza è una delle zone del Paese in cui la prevalenza di Hiv è più elevata, quindi è fondamentale mantenere i pazienti sotto terapia anti-retrovirale. Fortunatamente, ha fatto sapere Molfino “l’ospedale ha ricevuto la scorta mensile di anti-retrovirali la settimana prima degli allagamenti e le scatole sono ancora sigillate e le medicine intatte. Abbiamo delle scorte sufficienti per le prossime settimane”. Da alcuni giorni l’acqua comincia a ritirarsi, ma ci vorrà tempo prima che la situazione torni alla normalità e permetta di smobilitare il campo di Chiquelane, che ospita approssimativamente 40.000 persone sfollate da Chokwe e che al momento ha un’evidente carenza di acqua potabile e servizi igienici. “La situazione è tollerabile, ma dobbiamo effettuare un controllo costante dei casi di malattie legate all’acqua come il colera perché 40.000 persone che vivono a stretto contatto tra loro sono un potenziale rischio” ha concluso Molfino.
L'inondazione che ha colpito con meno danni anche Zimbabwe, Madagascar e Sud Africa potrebbe essere molto più grave di quella del 2000. Ad affermarlo, oltre a numerose ong impegnate in Mozambico, anche i soccorritori dello staff locale di Save the Children, che dagli elicotteri hanno potuto constatare il drammatico scenario. “Succede spesso così” ha spiegato Filippo Ungaro responsabile della comunicazione di Save the Children, da anni impegnata in Mozambico con progetti sulla salute materna, neonatale ed infantile: “Quando un paese povero, molto povero, comincia a rialzare la testa, vede il suo prodotto interno lordo crescere in maniera decisa, circa l’8% negli ultimi anni, accade qualcosa che lo fa tornare indietro precipitosamente”. “Sono stato diverse volte in Mozambico - ha proseguito Ungaro - e lungo la strada che da Maputo porta alla provincia di Gaza la più colpita dalle piogge, negli ultimi anni, si poteva vedere con i propri occhi l’effetto della crescita economica del paese. Un strada asfaltata (che spesso è un’eccezione in Africa), benzinai, negozi, industrie, lo stadio nuovo appena fuori la capitale. […]. Mi auguro solo che la ricostruzione sia un’ulteriore occasione per migliorare le sorti del paese, per garantire diritti e servizi a tutti, distribuiti in maniera equa e giusta alla popolazione più vulnerabile”.
Occorre però intervenire subito. Se Save the Children ha garantito che non appena le condizioni lo renderanno possibile, “potremo portare soccorsi a 90 mila persone”, un allarme a riguardo arriva dalla Comunità di Sant'Egidio che in collaborazione con Farnesina e Governo italiano è stata la capofila delle trattative di pace che nel 1992 a Roma hanno posto fine a 16 anni di guerra civile in Mozambico. “Il Paese rappresenta un unicum per il continente e un modello, purtroppo ancora non superato in un’Africa dilaniata dalle guerre. La pace dura, supportata da due elezioni democratiche e da allora i programmi del Fondo Monetario, pur con qualche contraddizione, hanno iniziato a risollevare le condizioni di vita di parte della popolazione. Con il Sudafrica il Mozambico può indicare agli altri Stati africani come si può uscire dalla violenza senza violenza”, ma sa se affonda rischia di affondare la speranza per un Paese e un continente intero.
“L’acqua ha già fatto più di 200 mila senzatetto nella sola capitale, Maputo. C’è cibo solo per 300 mila persone e per soli tre mesi nelle scorte del World Food Programme. Solo per ricostruire i collegamenti ci vorranno 120 miliardi e un milione di persone sono rimaste senza casa, senza cibo e medicine”. Il quartiere di case di canne dove la Comunità di Sant'Egidio di Maputo faceva la scuola ai ragazzi di strada, 40 mila persone, più della metà sotto i 18 anni, non c’è più. Tutte le scuole e gli edifici pubblici contengono sfollati. Per questo la Comunità di Sant'Egidio ha avviato un piano di aiuti di emergenza che distribuirà direttamente con la sua rete di volontari presente in 38 punti del paese. Nessuno stipendiato. Mille persone che già vivono nel paese. Ma occorre l'aiuto di tutti e un intervento strutturato non può essere fatto senza una grande raccolta di fondi nazionale. “È una grande occasione. Far vivere il Mozambico è far vivere l'Africa e far vivere l'Africa è far vivere meglio anche l’Europa, senza la paura di assedi dal Sud del mondo. Il Mozambico poi è anche un po’ di casa, da noi. In nessun altro paese, forse neppure nei Balcani, l'Italia è stata così decisiva, con i caschi blu nell'accompagnare la transizione dalla guerra alla pace” ha concluso la Comunità .
Forse anche per questo dopo che l’Onu ha lanciato un appello al mondo e la Banca Mondiale ha garantito che erogherà 50 milioni di dollari per la ricostruzione dopo le alluvioni, anche il Governo italiano, con uno dei suoi ultimi provvedimenti, ha deciso di mettere a disposizione 200mila euro per il Programma Mondiale di Alimentazionein Mozambico. Il finanziamento della Cooperazione italiana sarà utilizzato per le attività di sicurezza alimentare ed in particolare per gli stock alimentari di emergenza da distribuire a chi è rimasto senza casa e lavoro.
“In particolare il fiume Limpopo, che scorre dal Sud Africa, ha straripato i primi di febbraio, dopo diversi giorni di forti piogge, allagando la provincia di Gaza, la più colpita di tutto il Paese. Oltre 140.000 persone sono già state sfollate dalle loro case e si contano un numero ancora imprecisato di morti e dispersi” ha raccontato un’equipe di Medici Senza Frontiere (Msf) che dal 25 gennaio scorso cerca di rispondere all’emergenza nella città di Chokwe, a 225 chilometri a nord della capitale Maputo. Qui in alcune zone, la città si trovava sotto a un metro e mezzo d’acqua, case ed edifici sono crollati e in alcuni luoghi l’impianto elettrico è andato distrutto. “Abbiamo allestito un centro di salute all’interno del complesso del Carmelo Hospital, l’unica struttura sanitaria ancora funzionante. In due giorni, le nostre équipe hanno già effettuato 400 visite mediche. Stiamo curando persone che sono rimaste ferite durante l’inondazione e ci assicuriamo anche che i pazienti affetti da Hiv e Tubercolosi prendano le loro medicine e non interrompano la terapia” ha spiegato Lucas Molfino, coordinatore medico di Msf in Mozambico.
La provincia di Gaza è una delle zone del Paese in cui la prevalenza di Hiv è più elevata, quindi è fondamentale mantenere i pazienti sotto terapia anti-retrovirale. Fortunatamente, ha fatto sapere Molfino “l’ospedale ha ricevuto la scorta mensile di anti-retrovirali la settimana prima degli allagamenti e le scatole sono ancora sigillate e le medicine intatte. Abbiamo delle scorte sufficienti per le prossime settimane”. Da alcuni giorni l’acqua comincia a ritirarsi, ma ci vorrà tempo prima che la situazione torni alla normalità e permetta di smobilitare il campo di Chiquelane, che ospita approssimativamente 40.000 persone sfollate da Chokwe e che al momento ha un’evidente carenza di acqua potabile e servizi igienici. “La situazione è tollerabile, ma dobbiamo effettuare un controllo costante dei casi di malattie legate all’acqua come il colera perché 40.000 persone che vivono a stretto contatto tra loro sono un potenziale rischio” ha concluso Molfino.
L'inondazione che ha colpito con meno danni anche Zimbabwe, Madagascar e Sud Africa potrebbe essere molto più grave di quella del 2000. Ad affermarlo, oltre a numerose ong impegnate in Mozambico, anche i soccorritori dello staff locale di Save the Children, che dagli elicotteri hanno potuto constatare il drammatico scenario. “Succede spesso così” ha spiegato Filippo Ungaro responsabile della comunicazione di Save the Children, da anni impegnata in Mozambico con progetti sulla salute materna, neonatale ed infantile: “Quando un paese povero, molto povero, comincia a rialzare la testa, vede il suo prodotto interno lordo crescere in maniera decisa, circa l’8% negli ultimi anni, accade qualcosa che lo fa tornare indietro precipitosamente”. “Sono stato diverse volte in Mozambico - ha proseguito Ungaro - e lungo la strada che da Maputo porta alla provincia di Gaza la più colpita dalle piogge, negli ultimi anni, si poteva vedere con i propri occhi l’effetto della crescita economica del paese. Un strada asfaltata (che spesso è un’eccezione in Africa), benzinai, negozi, industrie, lo stadio nuovo appena fuori la capitale. […]. Mi auguro solo che la ricostruzione sia un’ulteriore occasione per migliorare le sorti del paese, per garantire diritti e servizi a tutti, distribuiti in maniera equa e giusta alla popolazione più vulnerabile”.
Occorre però intervenire subito. Se Save the Children ha garantito che non appena le condizioni lo renderanno possibile, “potremo portare soccorsi a 90 mila persone”, un allarme a riguardo arriva dalla Comunità di Sant'Egidio che in collaborazione con Farnesina e Governo italiano è stata la capofila delle trattative di pace che nel 1992 a Roma hanno posto fine a 16 anni di guerra civile in Mozambico. “Il Paese rappresenta un unicum per il continente e un modello, purtroppo ancora non superato in un’Africa dilaniata dalle guerre. La pace dura, supportata da due elezioni democratiche e da allora i programmi del Fondo Monetario, pur con qualche contraddizione, hanno iniziato a risollevare le condizioni di vita di parte della popolazione. Con il Sudafrica il Mozambico può indicare agli altri Stati africani come si può uscire dalla violenza senza violenza”, ma sa se affonda rischia di affondare la speranza per un Paese e un continente intero.
“L’acqua ha già fatto più di 200 mila senzatetto nella sola capitale, Maputo. C’è cibo solo per 300 mila persone e per soli tre mesi nelle scorte del World Food Programme. Solo per ricostruire i collegamenti ci vorranno 120 miliardi e un milione di persone sono rimaste senza casa, senza cibo e medicine”. Il quartiere di case di canne dove la Comunità di Sant'Egidio di Maputo faceva la scuola ai ragazzi di strada, 40 mila persone, più della metà sotto i 18 anni, non c’è più. Tutte le scuole e gli edifici pubblici contengono sfollati. Per questo la Comunità di Sant'Egidio ha avviato un piano di aiuti di emergenza che distribuirà direttamente con la sua rete di volontari presente in 38 punti del paese. Nessuno stipendiato. Mille persone che già vivono nel paese. Ma occorre l'aiuto di tutti e un intervento strutturato non può essere fatto senza una grande raccolta di fondi nazionale. “È una grande occasione. Far vivere il Mozambico è far vivere l'Africa e far vivere l'Africa è far vivere meglio anche l’Europa, senza la paura di assedi dal Sud del mondo. Il Mozambico poi è anche un po’ di casa, da noi. In nessun altro paese, forse neppure nei Balcani, l'Italia è stata così decisiva, con i caschi blu nell'accompagnare la transizione dalla guerra alla pace” ha concluso la Comunità .
Forse anche per questo dopo che l’Onu ha lanciato un appello al mondo e la Banca Mondiale ha garantito che erogherà 50 milioni di dollari per la ricostruzione dopo le alluvioni, anche il Governo italiano, con uno dei suoi ultimi provvedimenti, ha deciso di mettere a disposizione 200mila euro per il Programma Mondiale di Alimentazionein Mozambico. Il finanziamento della Cooperazione italiana sarà utilizzato per le attività di sicurezza alimentare ed in particolare per gli stock alimentari di emergenza da distribuire a chi è rimasto senza casa e lavoro.
Iscriviti a:
Post (Atom)






