Pubblicato su greenreport (leggi articolo originale)
La commissione Ambiente della Camera ha sentito oggi in audizione il capo del dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, in merito all’alluvione che
ha colpito nei giorni scorsi la Sardegna. Il prefetto ha introdotto dicendo che le questioni principali riguardanti la tragedia vissuta in Sardegna sono sostanzialmente tre: la prima è inerente il governo dissennato del territorio, che è stato violato tra abusivismi, condoni e tombamenti di corsi d’acqua. La seconda questione riguarda
l’eccezionalità dell’evento: in 12-15 ore sono caduti 467 mm di pioggia
quanti ne cadono in 6 mesi. La terza questione è invece attinente alle
polemiche definite “becere” sul sistema di allerta della Protezione
civile, con l’esercizio dello scarico di responsabilità o del “tutti
colpevoli, nessuno colpevole”.
Nell’occasione Gabrielli ha rispiegato come funzione il sistema di Protezione civile che come stabilito dalla riforma del titolo V della Costituzione è materia concorrente con responsabilità dello stato e degli enti locali. Nello specifico il Capo della Protezione civile ha ricordato la filiera di responsabilità del sistema di allerta e ha fatto riferimento alla direttiva del 2004 che non tutte le istituzioni locali stanno rispettando.
«Considero criminale che si consenta l’abitabilità dei seminterrati, soprattutto in zone a rischio esondazione: questi sono i presupposti che ci portano a raccattare morti in giro per l’Italia», ha sottolineato Gabrielli che poi ha annunciato che la Protezione Civile renderà pubblici gli “avvisi di criticità”, ossia le allerta inviate ogni giorno alle Regioni.
Sul tema dei finanziamenti, Gabrielli ha sottolineato come molto spesso la mancanza di interventi per la messa in sicurezza del dissesto idrogeologico non sia un problema di risorse. «Ho verificato quanti miliardi sono stati imputati a progetti. Tra fondi comunitari, fondi ex Fas, fondi di coesione e fondi regionali sono 2 miliardi e mezzo, dei quali sono stati spesi 400 milioni – ha spiegato Gabrielli – inoltre dei 600 milioni del fondo Apq (Accordo di programma quadro sul dissesto
idrogeologico), abbiamo visto che ci sono Regioni che hanno speso lo
0,1%, molto probabilmente il compenso al commissario che doveva fare
qualcosa e non ha fatto».
Il Capo della Protezione civile ha poi ricordato che, anche se l’Italia diventasse un paese virtuoso a partire da oggi, per la messa in sicurezza del territorio «occorreranno anni ed anni», sia per un problema di meccanismi di spesa sia per i tempi tecnici di progettazione e realizzazione delle opere. In sintonia con Gabrielli si è trovato il presidente della commissione Ambiente territorio e lavori pubblici della Camera, Ermete Realacci: «Chiara e puntuale la relazione del Prefetto Gabrielli, sull’alluvione e le criticità idrogeologiche che hanno tragicamente colpito la Sardegna. Un dramma figlio sì di un evento
climatico straordinario, ma anche della cattiva gestione del territorio,
dell’abuso nel consumo di suolo, delle carenze di pianificazione e
della mancanza di una diffusa cultura della protezione civile. Carenze
che hanno scatenato polemiche poco fondate sul nostro sistema di
previsione e allertamento, polemiche che rappresentano in realtà una
foglia di fico delle inefficienze nazionali. Al di là del grave e noto
fatto che varie Regioni, tra cui la Sardegna, non hanno Centri
funzionali decentrati (Cfd) pienamente funzionanti, infatti, il nostro
sistema di previsione e allertamento è efficiente ma non basta
l’allerta: servono anche piani di emergenza da applicare sul
territorio».
Realacci si è trovato d’accordo anche su alcuni passaggi “forti”
della relazione del prefetto: «D’accordo con Gabrielli: rispetto per i
morti è anche lavorare per evitarne altri. Non è accettabile che ci
siano persone che muoiono perché si trovano in macchina, o in un
seminterrato, mentre è in corso un evento alluvionale. Per evitare di
piangere altre vittime innocenti bisogna mettere in atto serie e
coerenti politiche di prevenzione e messa in sicurezza del nostro
fragile territorio. Necessario anche, come chiede una risoluzione di cui
sono primo firmatario approvata all’unanimità da questa Commissione,
stanziare già dalla Legge di Stabilità 500 milioni annui per la difesa
del suolo e rivedere il Patto di Stabilità interno per consentire così
agli Enti Locali che hanno risorse di investirle in interventi di
prevenzione e manutenzione del territorio e di contrasto al dissesto
idrogeologico. Ma serve un passo ulteriore: come proposto dal prefetto
Gabrielli serve un patto sociale tra istituzioni e cittadini sui temi
della protezione civile».
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mercoledì 27 novembre 2013
venerdì 12 aprile 2013
Tirocinanti contro il dissesto idrogeologico in Toscana
Pubblicato su Stamptoscana.it (vedi articolo originale)
Firenze - A Legambiente è partito il tirocinio retribuito (praticantato non obbligatorio) del progetto GiovaniSì della Regione Toscana su monitoraggio, prevenzione e informazione civica del dissesto idrogeologico su due bacini idrografici, scelti insieme agli enti locali, caratterizzati dalla presenza di aree ad alta pericolosità di natura idraulica e idrogeologica: il bacino del torrente Ombrone pistoiese, in particolare l’area che ricade in provincia di Prato, il bacino del fiume Greve e torrente Ema in Provincia di Firenze.
Ad effettuare il tirocinio retribuito 5 laureati, selezionati a fine marzo, due architetti pianificatori, due agronomi e una geologa, seguiti da tutor. Un'esperienza dunque di alto livello sotto il profilo scientifico, che impiega giovani laureati in discipline necessarie agli obiettivi perseguiti, per un settore complesso quale quello della prevenzione del dissesto idrogeologico e della pianificazione degli interventi. Una “lettura del territorio - spiega la nota di Legambiente Toscana - monitorando e segnalando le criticità, gli elementi di rischio, al fine di proporre soluzioni al dissesto idrogeologico". Il progetto ha l’obiettivo di curare, oltre ad una formazione scientifica post-laurea, anche l'informazione civica sui temi della prevenzione, in linea con i ruoli e le competenze delle associazioni partner progettuali.
Le dichiarazioni
Siamo felici di lanciare un progetto di coinvolgimento giovanile - dichiara il presidente di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza - che ha come oggetto gli ecosistemi fluviali e che passando attraverso la formazione, servirà a promuovere l’“alfabetizzazione” della popolazione sulla cultura della riduzione del rischio idrogeologico e della convivenza con il rischio".
"E’ molto importante impiegare risorse nella prevenzione per mitigare il rischio idrogeologico ed è fondamentale farlo anche nelle attività di formazione - ha sottolineato Federico Gasperini coordinatore della commissione Acque e Difesa del suolo di Legambiente Toscana e responsabile del progetto- Questi ragazzi potrebbero domani ricoprire ruoli di rilievo e dover prendere decisioni importanti in materia. L’obiettivo è quindi incrementare il bagaglio culturale e allargare la “vision” su temi complessi in cui è necessario agire sempre nell’ottica della sostenibilità".
"Questo progetto, proposto da Legambiente e sostenuto da Cesvot con convinzione, rende concreto l’impegno del volontariato anche in materia di prevenzione ambientale - dichiara Patrizio Petrucci, presidente di Cesvot - . Se pensiamo che solo nella nostra regione il 98% dei Comuni è a rischio idrogeologico e quasi 700mila cittadini sono esposti a pericoli di frane ed alluvioni, non possiamo che guardare con molto interesse a questa iniziativa. Un’idea che si realizza grazie alla rete di soggetti pubblici e del privato sociale anche con l’obiettivo di trovare buone pratiche replicabili in altri contesti".
Firenze - A Legambiente è partito il tirocinio retribuito (praticantato non obbligatorio) del progetto GiovaniSì della Regione Toscana su monitoraggio, prevenzione e informazione civica del dissesto idrogeologico su due bacini idrografici, scelti insieme agli enti locali, caratterizzati dalla presenza di aree ad alta pericolosità di natura idraulica e idrogeologica: il bacino del torrente Ombrone pistoiese, in particolare l’area che ricade in provincia di Prato, il bacino del fiume Greve e torrente Ema in Provincia di Firenze.
Ad effettuare il tirocinio retribuito 5 laureati, selezionati a fine marzo, due architetti pianificatori, due agronomi e una geologa, seguiti da tutor. Un'esperienza dunque di alto livello sotto il profilo scientifico, che impiega giovani laureati in discipline necessarie agli obiettivi perseguiti, per un settore complesso quale quello della prevenzione del dissesto idrogeologico e della pianificazione degli interventi. Una “lettura del territorio - spiega la nota di Legambiente Toscana - monitorando e segnalando le criticità, gli elementi di rischio, al fine di proporre soluzioni al dissesto idrogeologico". Il progetto ha l’obiettivo di curare, oltre ad una formazione scientifica post-laurea, anche l'informazione civica sui temi della prevenzione, in linea con i ruoli e le competenze delle associazioni partner progettuali.
Le dichiarazioni
Siamo felici di lanciare un progetto di coinvolgimento giovanile - dichiara il presidente di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza - che ha come oggetto gli ecosistemi fluviali e che passando attraverso la formazione, servirà a promuovere l’“alfabetizzazione” della popolazione sulla cultura della riduzione del rischio idrogeologico e della convivenza con il rischio".
"E’ molto importante impiegare risorse nella prevenzione per mitigare il rischio idrogeologico ed è fondamentale farlo anche nelle attività di formazione - ha sottolineato Federico Gasperini coordinatore della commissione Acque e Difesa del suolo di Legambiente Toscana e responsabile del progetto- Questi ragazzi potrebbero domani ricoprire ruoli di rilievo e dover prendere decisioni importanti in materia. L’obiettivo è quindi incrementare il bagaglio culturale e allargare la “vision” su temi complessi in cui è necessario agire sempre nell’ottica della sostenibilità".
"Questo progetto, proposto da Legambiente e sostenuto da Cesvot con convinzione, rende concreto l’impegno del volontariato anche in materia di prevenzione ambientale - dichiara Patrizio Petrucci, presidente di Cesvot - . Se pensiamo che solo nella nostra regione il 98% dei Comuni è a rischio idrogeologico e quasi 700mila cittadini sono esposti a pericoli di frane ed alluvioni, non possiamo che guardare con molto interesse a questa iniziativa. Un’idea che si realizza grazie alla rete di soggetti pubblici e del privato sociale anche con l’obiettivo di trovare buone pratiche replicabili in altri contesti".
giovedì 14 marzo 2013
In Brasile progetto Made in Italy contro 'bombe d'acqua'
ROMA - Lo stato di Rio de Janeiro ha scelto un progetto italiano per
combattere le inondazioni: e' il progetto FLASH (Flood and LAndSlide
Hazard forecasting, warning and response system) che nasce dalla
cooperazione tra l'INEA e il Ministero dell'Ambiente italiano.
martedì 12 marzo 2013
Centro Pierre, seminario su dissesto idrogeologico
Calabria e Sicilia da tempo a rischio di dissesto idrogeologico così come lo è più in generale, secondo le indagini effettuate dai geologi, circa l’80% del territorio Italiano. Si pensi alle alluvioni che dal 2009 al 2011 hanno devastato intere frazioni di Messina e provincia od alle frane e gli smottamenti che hanno messo in ginocchio interi paesi del Cosentino e del Vibonese evacuati a seguito dei danni provocati dal maltempo.
Sono questi gli argomenti che verranno trattati nel Seminario tenuto al Centro pierre di Reggio Calabria venerdì 15 marzo 2013 alle ore 17,00.
sabato 9 marzo 2013
Alviano, l’oasi Wwf riapre al pubblico dopo l’alluvione, ma «da soli non ce la facciamo»
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